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Viaggi

Visita al museo e parco archeologico della Cueva Pintada

Visita al museo e parco archeologico della Cueva Pintada

Il museo e parco archeologico della Cueva Pintada si trova a Gáldar, nel nord dell’isola di Gran Canaria. Questa cittadina era uno dei principali centri abitati dalla popolazione autoctona dell’isola prima della conquista spagnola. Quando gli spagnoli conquistarono l’isola, decisero di riservare questa zona alle colture dato che il clima era particolarmente favorevole a questa attività. Per questa ragione, in epoca moderna, si è potuto scavare e portare alla luce i resti dell’antico abitato e della Cueva Pintada. In altri centri, come ad esempio a Telde, l’estensione degli abitati ha impedito di portare alla luce le vestigia di questa antica civiltà.

La civiltà guanche

Il museo e il parco archeologico offrono uno scorcio sulla vita dei Guanche, popolazione che abitava le Isole Canarie prima della colonizzazione spagnola. Su questa popolazione sono più le cose che non si sanno che le cose che si sanno, anche se i ritrovamenti archeologici ci permettono oggi di ricostruire la loro vita materiale. La mancanza di fonti scritte (i Guanche non conoscevano la scrittura) è tuttavia un grosso limite nella ricostruzione storica, che si basa esclusivamente sulle testimonianze degli spagnoli conquistatori.

I Guanche erano originari del Nord Africa e arrivarono, non si sa come né perché, sulle Isole Canarie intorno a 2000 anni fa. Di loro si sa che erano biondi e con gli occhi chiari e che vivevano di agricoltura e pastorizia. Quando furono conquistati dagli spagnoli nel XV secolo, la loro cultura era ancora di tipo preistorico, infatti non conoscevano l’uso dei metalli e utilizzavano esclusivamente utensili di pietra.

Dopo 5 anni di guerra per mantenere il controllo dell’isola di Gran Canaria, scesero a patti coi conquistatori spagnoli. Iniziò da quel momento la loro cristianizzazione e adeguamento alla cultura dei conquistatori.

Il museo e il parco archeologico

La visita del  museo e parco archeologico della Cueva Pintada è un’esperienza unica. Si tratta di un percorso guidato di cui la famosa Cueva Pintada costituisce solo il culmine. Il visitatore non viene abbandonato a se stesso, ma viene seguito lungo tutto il percorso da una guida. Inoltre lungo il percorso vengono mostrati filmati che spiegano le abitudini della popolazione guanche e come essa fu conquistata dagli spagnoli.

La visita dura circa due ore. Inizia con la visione di un video in 3D che ci parla un po’ delle abitudini della popolazione guanche e di come la sua vita tranquilla venne turbata dall’arrivo degli invasori spagnoli.

Prosegue nel museo, dove sono esposti alcuni reperti rinvenuti durante lo scavo. Essi ci parlano delle abitudini della popolazione guanche, che era dedita alla pastorizia e all’agricoltura e, in misura minore, alla pesca. I reperti pre e post ispanici vengono messi a confronto, permettendoci di notare il carattere primitivo di questa società che, in pieno Quattrocento, non conosceva ancora l’uso dei metalli, del tornio e della scrittura.

Successivamente ci viene presentato un nuovo filmato che ci parla dei cambiamenti apportati dagli spagnoli all’abitato di  Gáldar dopo la conquista. Terminato il video, il monitor scompare mostrandoci, attraverso una vetrina, come si presenta l’abitato oggi, dopo i ritrovamenti degli archeologi. Si tratta solo di un assaggio di quello che di lì a breve vedremo da vicino, attraversando un sistema di passerelle che sovrastano l’abitato. Vediamo quindi i resti dell’abitato che sono stati portati alla luce dagli archeologici, per poi giungere alla Cueva Pintada.

Usciti dalla Cueva, la visita si conclude di fronte a dei modellini di abitato che sono stati ricostruiti fedelmente nelle dimensioni e arricchiti all’interno di una serie di utensili e suppellettili che simulano l’abitato originale antico.

La Cueva Pintada

La Cueva Pintada, che da il nome al giacimento, fu scoperta alla metà del XIX secolo e fa parte di un complesso di grotte scavate nella pietra vulcanica. Questa grotta è l’unica che è stata finora scoperta nell’arcipelago che presenta delle decorazioni pittoriche al suo interno. Le decorazioni sono di tipo geometrico e vennero usati ossidi minerali per ottenere il colore rosso e il bianco. Si trattava probabilmente di una grotta riservata al culto religioso e per questa ragione si differenzia dalle altre presentando questa decorazione che aveva probabilmente dei significati rituali.

Gli scavi della Cueva e dell’abitato limitrofo ebbero inizio in epoca piuttosto recente, infatti risalgono al 1987. Attorno alla Cueva Pintada erano disposte una cinquantina di case e grotte artificiali datate tra il VI e il XVI secolo.

L’accesso alla Cueva è gestito in maniera rigorosa. Da quando è stata portata alla luce, le sue pitture hanno subito un forte deterioramento. Per mantenerla in buono stato conservativo oggi la Cueva viene mantenuta quasi sempre al buio, ad una temperatura ottimale, e viene costantemente monitorata. Le visite giornaliere alla Cueva sono regolamentate e non possono superare un certo numero.

Informazioni utili

La visita del museo e parco archeologico della Cueva Pintada ha un costo di 6 €. Ci sono sconti per i minori di 18 anni e per altre categorie di persone. Inoltre ogni primo fine settimana del mese l’entrata è gratuita.

La visita può essere realizzata in forma autonoma oppure accompagnati con una guida. La seconda opzione è la migliore, anche perché la Cueva rimane chiusa per la maggior parte del tempo. Si può richiedere di prendere parte ad un tour guidato sia direttamente alla biglietteria, che anticipatamente sul sito entrees.es. I tour si svolgono in spagnolo, inglese, francese e tedesco.

Il sito resta chiuso ogni lunedì. Nel periodo che va da ottobre a giugno apre dalle 10 alle 18 da martedì a sabato e dalle 11 alle 18 domenica e festivi. Nel periodo che va da giugno a settembre apre dalle 10.30 alle 19.30 da martedì a sabato e dalle 11 alle 19.00 domenica e festivi.

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Fotografo per passione e scrivo per il web per professione. Immagini e parole le uso per comunicare al mondo il mio mondo. Credo in uno stile di vita minimalista ed itinerante, perché la felicità è nella semplificazione e nella scoperta.

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