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Stili di vita

Tutti vogliono essere e nessuno avere: ma sarà vero?

Tutti vogliono essere e nessuno avere: ma sarà vero?

Essere o avere? Ho twittato questa frase un po’ di tempo fa e le risposte sono state unanimi: meglio essere piuttosto che avere. Qualcuno ha detto che è meglio sia un po’ essere che un po’ avere, ed io sono d’accordo. Nessuno ha sostenuto che avere è la cosa più importante. Ma perché queste risposte non mi convincono?

Tutti siamo convinti che essere sia più importante di avere. Tutti siamo sicuri di applicare questa questa convinzione alla nostra vita. Allora perché tutti abbiamo le case piene di cose e ne desideriamo ancora altre? Perché in questo momento storico ci disperiamo e ci sentiamo privati di un nostro diritto se non abbiamo un lavoro che ci permetta di comprarci la casa, la macchina, il televisore e di andare in vacanza ad agosto?

Scegliete la vita; scegliete un lavoro; scegliete una carriera; scegliete la famiglia; scegliete un maxitelevisore del cazzo; scegliete lavatrici, macchine, lettori CD e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita; scegliete un mutuo a interessi fissi; scegliete una prima casa; scegliete gli amici; scegliete una moda casual e le valigie in tinta; scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo; scegliete il fai da te e chiedetevi chi cacchio siete la domenica mattina; scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi; scegliete un futuro; scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere la vita, ho scelto qualcos’altro, le ragioni? Non ci sono ragioni, chi ha bisogno di ragioni quando ha l’eroina?

Questa mitica frase pronunciata da Mark Renton in Trainspotting è significativa di quella che è l’essenza delle nostre vite. Racchiude le aspirazioni della molteplicità delle persone, profondamente basate sul concetto di avere piuttosto che di essere. Lavorare, lavorare e ancora lavorare per comprarci la casa, la macchina, il televisore, i mobili, gli elettrodomestici, i vestiti e tante altre cose ancora. E anche per pagarci ogni anno le vacanze,  che ci serviranno a riprenderci dalla fatica e dallo stress di un lavoro frustrante. E’ davvero questa l’essenza della felicità? Siamo sicuri che lo scopo delle nostre vite sia questo? Leggendo questa lunga to do list io non vedo una sola cosa che possa darmi gioia e soddisfazione. Insomma la mia lista delle “cose da fare prima di morire” non somiglia a questa. Quindi, escludendo il suggerimento a darsi all’eroina, perché non cercare di trovare un’altra strada?

Basta pensare alle persone ricche che hanno fatto del lavoro la loro vita (non ai ricchi di famiglia per intenderci): attori, cantanti, imprenditori, che spesso non sono affatto felici come penseremmo, hanno problemi relazionali, cadono nel vortice della tossicodipendenza, dell’alcolismo, dei problemi alimentari e muoiono prematuramente a causa di questi eccessi. Se penso invece alle popolazioni più povere, come quelle africane o del centro e sud America, mi immagino persone col sorriso, animate da una sana voglia di godersi la vita, malgrado la povertà e i problemi della vita quotidiana che devono affrontare.

Chiedere se si vuole essere o avere è una domanda che io per prima non capisco. Cosa significa che si vuole essere? Essere cosa? Essere come? Una persona intelligente? Una persona carismatica? Una persona ambiziosa? Una persona generosa? Essere quello che noi vogliamo essere oppure essere quello che la società si aspetta che siamo? Non è molto facile definire l’essere, mentre è molto facile definire l’avere. Avere significa accumulare. Accumulare prima soldi, che poi si trasformano in cose. E’ la quintessenza del consumismo, che ci spinge a lavorare come schiavi per acquistare cose di cui non abbiamo bisogno. Un concetto che oggi, a causa della crisi, provoca profonde frustrazioni in chi non può prendere parte a questa folle corsa consumistica.

Siamo influenzati dalla società in cui viviamo e la società funziona così. Se vivessimo in una tribù della Papua Nuova Guinea non avremmo le stesse esigenze che abbiamo in Italia, Francia, Germania, ecc. Qui dobbiamo lavorare per comprarci la casa, la macchina, i gadget tecnologici, vestiti in abbondanza. E crediamo che questo ci renda felici. Ma io non mi sento felice solo perché ho un armadio pieno di vestiti e una libreria piena di libri. Mi sento oppressa dalle cose che posseggo. Al mattino apro l’armadio per vestirmi e ho l’imbarazzo della scelta. E questo imbarazzo della scelta mi fa perdere tempo e mi provoca stress. Perdo tempo prezioso della mia vita per decidere cosa indossare. Mi pare assurdo. I minuti della mia vita passati non torneranno più. Penso ci siano attività più interessanti da svolgere che questa. Se avessi meno vestiti la cosa mi farebbe sentire meglio, quindi non è possedere cose a rendermi felice.

La mia non vuole però essere una critica nuda e cruda al consumismo. I soldi servono, sono necessari e pure possedere un certo numero di cose. Soldi e cose rendono la nostra vita più confortevole, ma dobbiamo capire bene quali sono le nostre reali priorità. Non sto suggerendo a nessuno di fare come san Francesco, di spogliarsi di tutti i beni materiali per dedicarsi ad una vita contemplativa (o vivere come un clochard).

Ieri sera ho rivisto un film molto in tema con questo argomento: Into the wild. Per chi non lo conoscesse è la storia vera di un ragazzo di ventitré anni che si lascia alle spalle la società consumistica e si mette a girare per gli Stati Uniti. Le esperienze che vive sono incredibili, ma si spinge un po’ oltre e fa una brutta fine. Emblematico della rinuncia di Christopher al consumismo sfrenato è la scena in cui brucia i dollari che gli sono rimasti. Questa scelta la trovo abbastanza disturbante. Innanzitutto avrebbe potuto svuotarsi le tasche nel bicchiere delle elemosine di qualche barbone. In secondo luogo perché successivamente lo vediamo lavorare per vivere e per poter organizzare il suo viaggio in Alaska. Questo ci dimostra che i soldi non vanno disprezzati perché sono sempre e comunque necessari per stare a questo mondo, anche se comunque non dobbiamo diventarne schiavi.

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Fotografo per passione e scrivo per il web per professione. Immagini e parole le uso per comunicare al mondo il mio mondo. Credo in uno stile di vita minimalista ed itinerante, perché la felicità è nella semplificazione e nella scoperta.

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