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Stili di vita

Fast fashion: suggerimenti utili per tirarsene fuori

Fast fashion: suggerimenti utili per tirarsene fuori

Cos’è è il fast fashion? In poche parole: tutti quei marchi che ti vendono capi d’abbigliamento per pochi euro. A prezzi talmente irrisori che è difficile credere che l’azienda sia riuscita anche a ricavarne un guadagno.

Perché prenderne le distanze? Perché in realtà i guadagni l’azienda li ha e pure piuttosto alti. Di conseguenza è evidente che deve aver risparmiato su qualcos’altro, ad esempio sui materiali, sui salari della manodopera, sulla sicurezza degli ambienti di lavoro e sulla sostenibilità dei processi di produzione.

Ma come facciamo a prenderne le distanze? Ecco cinque suggerimenti.

Prediligendo la qualità alla quantità

Abbracciando una filosofia di vita minimalista si può scegliere di ridimensionare il proprio armadio, scegliendo di riempirlo con meno capi ma di maggiore qualità. Una migliore qualità garantisce capi più durevoli, che sopravvivono negli anni.

Pensa al mercato del vintage, che ripropone oggi capi realizzati 20, 30, 40, 50 anni fa. Capi letteralmente indistruttibili.

Ovviamente i prezzi sono più alti, ma la spesa iniziale si ammortizza nel tempo. Attenzione però che non tutto quello che costa tanto è necessariamente di qualità o etico.

Acquistando abiti usati

I mercatini rionali sono un’autentica miniera d’oro per chi vuole prendere le distanze dal fast fashion ma avere un armadio ben fornito senza spendere un capitale.

Qui spesso ci si riesce ad accaparrare capi anche di ottima qualità o di marca per pochi euro. Bisogna solo armarsi di pazienza e cercare: ne possono venire fuori delle belle sorprese.

Frequentando i negozi vintage

Sempre di usato si tratta, ma c’è una differenza. Sostanzialmente nella qualità dei capi e nella pulizia.

Nel mercatino rionale si trova un po’ di tutto: ci sono capi di ottima fattura, così come capi pessimi. Qui finiscono anche tutte le collezioni fast fashion che non vengono vendute.
Nei negozi vintage invece solitamente la qualità è molto superiore, anche perché parliamo di capi vintage, cioè che hanno almeno più di 20 anni. niente fast fashion insomma.

E’ impensabile indossare un abito usato senza lavarlo. Non solo perché il proprietario potrebbe non averlo lavato prima di disfarsene, ma anche perché prima della vendita vengono buttati un po’ ovunque.
Nel negozio vintage della mia città i capi sono straordinariamente profumati ed è evidente che sono passati in lavatrice prima di finire sulla gruccia.

Ricorrendo al baratto

Gli swap party sono diffusissimi nel mondo anglosassone, ma qui da noi ancora se ne sente parlare poco. Praticamente si tratta di barattare i propri abiti con altri abiti.

Ci si reca nel posto in cui è organizzato l’evento e ci si rifà il guardaroba non solo senza spendere un centesimo ma anche liberandosi di quello che non si intende più indossare.

Ma se non c’è niente del genere nella nostra città, si possono organizzare anche swap party privati, invitando ad intervenire amici e parenti.

Imparando a cucire e a lavorare all’uncinetto

Più difficile la prima, estremamente semplice la seconda, queste due attività non solo sono divertenti e rilassanti, ma permettono anche di far sbizzarrire la nostra creatività, realizzando dei capi originali e che veramente incontrano il nostro gusto perché li abbiamo pensati noi stessi.

Avremo dei capi unici, che nessun altro al mondo potrà sfoggiare. Non avremo più problemi con le taglie, perché saranno aggiustati su misura del nostro corpo. Non dovremo più girare all’infinito per negozi alla ricerca di qualcosa che ci piaccia davvero.

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Fotografo per passione e scrivo per il web per professione. Immagini e parole le uso per comunicare al mondo il mio mondo. Credo in uno stile di vita minimalista ed itinerante, perché la felicità è nella semplificazione e nella scoperta.

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