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Nomadi digitali in ostello

Nomadi digitali in ostello

E’ lunedì mattina e mi trovo nella sala comune dell’ostello con davanti a me diverse ore di lavoro che mi aspettano. E’ la prima volta che cerco di lavorare da un ostello e la cosa mi mette un po’ di ansia. Questa ansia mi ha un po’ bloccata, facendomi rimandare la partenza di circa un mese. E’ dalla fine di giugno che avrei voluto prendere il mio zaino e partire in giro per l’Europa, ma l’ho fatto solo adesso. Avevo anche pensato di fare prima dei piccoli esperimenti, andandomene per qualche giorno in un ostello di una città italiana: in caso di fallimento dell’esperimento avrei potuto tornare a casa senza problemi. Ma poi mi sono detta che non dovevo lasciarmi immobilizzare dalla paura, che dovevo lanciarmi, perché per vivere veramente come vogliamo, bisogna essere coraggiosi. In fondo i problemi in cui sarei potuta incorrere sarebbero stati facilmente risolvibili con un po’ di creatività e sangue freddo.

Perché ho scelto di girare l’Europa alloggiando in ostello

Tempo fa scrissi su un gruppo Facebook di nomadi digitali per avere un consiglio. Il mio dubbio era su come facessero i nomadi digitali a trovare stanze o appartamenti per periodi brevi. Di solito i proprietari richiedono una permanenza minima di sei mesi e non avevo idea di come trovare soluzioni per pochi mesi. All’epoca avevo in mente di trovare alloggio per un paio di mesi, non certo di viaggiare spostandomi continuamente.

Molti mi hanno risposto che utilizzavano Airbnb. Airbnb l’ho usato spesso, ma ultimamente ho iniziato a odiarlo. Per chi non lo sapesse, si tratta di un servizio che permette a chi ha una casa o una stanza a disposizione di affittarla a turisti e viaggiatori. L’ho usato per la prima volta quando sono stata un mese a Sofia. Il monolocale che avevo preso in affitto non era disponibile per l’intero mese, ma per fortuna la proprietaria aveva un’altra casa, in cui mi sono spostata nei due giorni in cui il monolocale sarebbe stato occupato. In seguito l’ho usato solo per permanenze di pochi giorni. Inutile dire che per un nomade digitale sarebbe la soluzione ideale. Avere una stanza o un monolocale a disposizione, permette di lavorare senza distrazioni.

Ma purtroppo c’è anche il rovescio della medaglia. Airbnb presenta non pochi aspetti negativi e me ne sono accorta quando ho iniziato a cercare sistemazione per questo viaggio in Europa che avevo in mente di fare. Innanzitutto non si riescono a trovare sistemazioni disponibili per periodi più lunghi (un mese e a volte nemmeno per una settimana). La disponibilità di case e stanze è piuttosto frammentata. In secondo luogo i costi sono abbastanza alti. Non pretendo di pagare quello che pagherei per un affitto a lungo termine, ma i prezzi di case e stanze arrivano addirittura a raddoppiarsi. Pagare venti euro a notte per una camera, equivale a un affitto mensile di seicento euro. E’ decisamente eccessivo per chi vuole fare del viaggio uno stile di vita. Poi ci sono i costi del servizio e quelli per le pulizie. E poi c’è una cosa odiosa, che ancora non sono riuscita a spiegarmi: i prezzi mutevoli. In pratica cerchi le case in una data città e ti appaiono con determinati prezzi; quando apri la pagina della singola casa che ti interessa, il prezzo è aumentato (in alcuni casi spaventosamente).

Insomma Airbnb non è una soluzione per nomadi digitali a mio avviso. E’ una soluzione per viaggiatori occasionali, che possono contare su un certo budget per viaggiare, ma che non possono o non vogliono alloggiare in hotel. Senza nulla togliere all’esperienza umana, Airbnb non è preparato ad aprirsi al mondo del nomadismo digitale. Escludendo questo servizio, non rimanevano che gli ostelli. Amo gli ostelli perché rappresentano un stile di viaggio in cui mi riconosco. Non mi disturba condividere gli spazi e rinunciare alla mia privacy per un po’ di tempo: in cambio si incontrano tante persone interessanti e si fa amicizia. Ma lavorare da un ostello non mi sembrava fattibile. L’idea me l’ha data un ragazzo che ha risposto al mio post dicendo che lui viaggia e lavora solo negli ostelli. Ho iniziato a rimuginarci su e la cosa ha iniziato a sembrarmi sempre più possibile. Certo non facile, ma comunque fattibile. L’ostello è la soluzione ideale per viaggiare. Non devi prenotare con largo anticipo perché trovi sempre posto. E’ solitamente pulito e moderno. Si trova generalmente in posizione centrale. E, naturalmente, è economico. Ma come sarebbe stato lavorarci?

Quali sono le mie paure

Ho un lavoro che mi tiene occupata dalla 9 alle 17. Ricevo frequenti telefonate. A volte scrivo molto, quindi ho bisogno di rimanere concentrata. E’ possibile affrontare tutto questo dalla sala comune di un ostello? Non ce l’ho una risposta. Oggi è il mio primo giorno di questa nuova esperienza. Tra qualche minuto inizio a lavorare per la prima volta dalla sala comune di un ostello. Per il momento sono sola qui, ma immagino più tardi arriverà gente. Sono spaventata? Sì. Non vorrei che il mio esperimento fallisse perché significherebbe la fine del mio sogno di viaggiare lavorando (altre soluzioni al momento non posso permettermele). Alla fine di questa giornata avrò il responso.

Che l’ostello non fosse un ambiente perfetto per lavorare, lo immaginavo. Forse riuscirò a superare con l’ingegno le inevitabili difficoltà che incontrerò. Forse tra un mese sarò talmente esperta, che lavorare in ostello mi sembrerà una condizione naturale. Staremo a vedere. Intanto una delle mie paure è di non riuscire a trovare uno spazio adatto per lavorare. Sabato ho dormito in un ostello che non aveva nemmeno una sala comune, quindi ieri ho preso lo zaino e sono andata alla ricerca di un altro ostello. Il primo che ho incontrato mi è sembrato quello giusto: economico e con una immensa sala in comune vuota. Ho controllato il wifi e che il telefono avesse campo, ed ora sono qui, pronta ad iniziare la mia prima giornata lavorativa da questa insolita location.

Verificare la presenza di una sala adatta per lavorare è fondamentale, ma non sempre facile. A volte non ci sono foto delle sale in comune, oppure ci sono ma non danno una precisa idea di cosa aspettarsi. Poi c’è il problema della connessione, che potrebbe essere ballerina. Il mio PC ci ha messo un po’ per connettersi stamattina, mandandomi totalmente nel panico. Poi mi sono accorta che anche il telefono è importante per me che ricevo chiamate: dovevo verificare anche che ci fosse campo. Ma ci sono anche altre problematiche più banali, come le prese di corrente. In questa sala ce ne sono moltissime, ma non sono sicura che in tutte le sale comuni degli ostelli sia così. Per questo mi sono munita di una presa multipla e ho comprato anche una nuova e potentissima batteria per il mio computer (9 ore di autonomia), dato che quella che avevo prima era completamente andata e mi costringeva a tenere il PC costantemente collegato alla corrente.

La mia speranza per il futuro

Stanno proliferando i coworking. Non sono mai riuscita a capire a cosa possano servire. Se si sceglie di essere un nomade digitale è proprio per liberarsi della necessità di passare le proprie giornate rinchiusi in un ufficio. Si cerca la libertà di lavorare da altri posti. Se si viaggia e ci si può permettere un appartamento, è bello poter lavorare da casa. Se si viaggia e si alloggia in ostello, probabilmente non si può o vuole spendere denaro extra per pagarsi un ufficio. Eppure proliferano e stanno avendo grosso successo. Quello che invece spero io è che gli ostelli si aprano al nomadismo digitale. Che inizino a tenere conto delle esigenze di questi lavoratori che girano il mondo.

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Fotografo per passione e scrivo per il web per professione. Immagini e parole le uso per comunicare al mondo il mio mondo. Credo in uno stile di vita minimalista ed itinerante, perché la felicità è nella semplificazione e nella scoperta.

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